Salerno – Vietri sul Mare

La Croce di San Liberatore è un simbolo significativo associato all’Abbazia di San Liberatore. Questa croce, situata sulla cima del Monte San Liberatore, offre una vista spettacolare sulla città di Salerno, la sua costa e l’inizio della Costiera Amalfitana.
La vetta del monte San Liberatore è resa particolarmente interessante dalla presenza, oltre che della gigantesca croce di ferro alta ben 18 metri, della presenza di un eremo documentato fin dal 980 d.C.
In quell’anno una monaca di nome Susanna chiese al vescovo di Salerno, Giovanni II, il permesso di utilizzare la chiesa, verosimilmente eretta nel secolo precedente, come monastero femminile, funzione che conservò per oltre tre secoli. Verso il 1300 le suore vennero trasferite a Salerno ma la chiesa rimase attiva fino agli inizi del XVII secolo e ristrutturata diverse volte.
Nel corso del Seicento la struttura venne abbandonata e fu abitata solo occasionalmente da qualche eremita che si curava della manutenzione, sopravvivendo grazie alla coltivazione di minuscoli appezzamenti di terreno.
Durante la Seconda Guerra Mondiale le truppe alleate ne sfruttarono la posizione strategica quale base per l’artiglieria pesante.
Nel 1954 la città di Salerno venne colpita da una terrificante alluvione che fece centinaia di vittime.
L’evento funesto colpì profondamente l’imprenditore salernitano Vincenzo Adinolfi, proprietario di diverse sale cinematografiche della città, che fece erigere sulla cima del San Liberatore la grande croce luminosa che irradiò la sua luce per anni.
Successivamente a causa un guasto elettrico la città rimase privata della luce della “sua” croce e per anni ne è stata invocata la riparazione, resa complicata sia dall’appartenenza del monte a ben tre comuni, sia per il fatto che la gestione territoriale è di pertinenza delle Ferrovie dello Stato dall’epoca della realizzazione delle prime gallerie ferroviarie.
Il Monastero Romitorio di San Liberatore si erge sull’omonimo rilievo montuoso a circa 460 metri d’altitudine sul libello del mare. Da quella collina si gode di uno splendido panorama che abbraccia Vietri, Salerno e le valli ed i valichi montani vicini a Cava.
La leggenda vuole che la sua costruzione risalga ai tempi delle incursioni saracene sulle coste del litorale salernitano, intorno all’anno mille. Cinque fanciulle scapparono fin li per sfuggire all’ira sanguinaria dei mori, imbattendosi così in un’antica Chiesa. Interpretarono quello come un segno del destino, così presero i voti e parte di quella struttura fu adibita a convento. Un’altra leggenda invece racconta di una seconda incursione dei saraceni, che riuscirono ad arrivare fino alla vetta dell’Eremo. Questa volta entrarono nella Chiesetta. Lì violentarono ed uccisero le suore che vi risiedevano, portando poi, sulle loro lance, le teste sgozzate per intimorire la popolazione locale. Fu proprio in ricordo a quella strage che venne costruita l’enorme croce, che ancora oggi si vede da tutta la città di Salerno e che di notte gode di un’imponente illuminazione.
Come spesso avveniva per i monasteri isolati che si inerpicano sui monti, anche l’Eremo di San Liberatore è stato meta di rifugio per alcune personalità importanti inscritte nel panorama politico dei secoli passati. Diverse figure di questo calibro, anche di livello internazionale, hanno chiesto ospitalità e rifugio nel Santuario.
E difatti, un’altra leggenda attinente a questo suggestivo luogo di culto narra di una figura incappucciata, che nel lontano 1648, chiese ospitalità al monastero. La misteriosa figura disse di venire dalla Francia e che stava scappando per motivi politici. Non volle mai rivelare la sua identità, né tantomeno svestirsi del lungo mantello che la occultava. Dopo qualche giorno fu però raggiunta dai suoi inseguitori, e fu allora che morì tra le lame dei suoi carnefici. Si trattava di una nobildonna francese. Il territorio di San Liberatore si sporcò del suo sangue, e il suo cadavere venne seppellito nel cimitero sul retro dell’Eremo, insieme ai resti delle monache.
La costruzione è tutt’oggi presente, anche se non è agevole arrivarci. Si tratta di un complesso fatiscente ma nel contempo molto suggestivo. Esso è accessibile solo a piedi, tramite un impervio sentiero roccioso di montagna, immerso in una vegetazione di macchia mediterranea.
Attualmente l’edificio è costituito da due corpi: uno occupato dalla chiesa con sottostante e poi l’ antico convento, costituito da due celle con cucina annessa. La chiesa è caratterizzata da una struttura molto semplice, ed è costituita da una unica navata centrale con altare in marmo e con un dipinto di recente fattura che ritrae il Cristo.
L’altro corpo del complesso, di forma parallelepipeda e di altezza totale di circa otto metri, è costituita da due livelli uno inferiore con accesso da una scala costituito da due ambienti di cui uno occupato da un forno. Il piano superiore invece è costituito da un unico ambiente.
L’architettura del complesso è molto semplice, di natura agreste ma grazie alla sua felice posizione paesaggistica rende il monastero da sempre una meta per escursionisti e persone desiderose di solitudine e amanti della natura.
Ma c’è dell’altro. Il clima di abbandono e solitudine che lo caratterizza rende il posto inquietante e sinistro. Dietro la Chiesa poi, si può notare il cimitero nel quale venivano seppellite le suore, altro elemento che rende l’atmosfera ulteriormente tetra.
Un posto, che per qualche motivo, sembra portare alla follia. Molte sono infatti i resoconti riportati che riguardano suicidi di suore, che hanno preferito lanciarsi nel vuoto, piuttosto che vivere sull’Eremo. Le cronache riportano infatti di numerosi suicidi, avvenuti nel corso dei secoli delle monache che vi si ritiravano in isolamento. Un clima di isolamento che evidentemente risultava troppo difficile da sopportare per le povere monache. Un atmosfera pregna di solitudine e morte, dove il sangue versato ancora echeggia tra le mura e tra i boschi.

Ecco alcuni interessanti dettagli riepilogativi sulla Croce di San Liberatore:
- Origine e Significato: La croce fu eretta nel 1955 da un benefattore di nome Vincenzo Adinolfi per devozione. È realizzata in ferro con una struttura trapezoidale e si erge a 18 metri di altezza. Di notte, la croce è illuminata, creando un’immagine suggestiva visibile da lontano.
- Panorama Mozzafiato: La posizione della croce offre una vista panoramica eccezionale. Dalla cima del Monte San Liberatore, si possono ammirare i borghi di Vietri sul Mare, Cetara e l’inizio della Costiera Amalfitana. I colori del mare, che vanno dall’azzurro al verde, sono particolarmente affascinanti.
- Eremo di San Liberatore: L’abbazia di San Liberatore, situata sulla stessa montagna, è un luogo di grande interesse storico e religioso. L’eremo, documentato già nel medioevo, aggiunge un tocco mistico al luogo.
La Croce di San Liberatore è un simbolo di fede, speranza e bellezza, e rappresenta un punto di riferimento per i visitatori e gli abitanti della zona. 🙏🌟
L’Abbazia di San Liberatore è avvolta da diverse leggende e storie affascinanti. Ecco alcune delle più note:
- Il Tesoro Nascosto: Si dice che l’abbazia custodisca un antico tesoro segreto. Secondo la leggenda, durante i tempi di guerra e incursioni, i monaci avrebbero nascosto una grande quantità di oro e gioielli all’interno delle mura dell’abbazia. Tuttavia, nessuno è mai riuscito a trovarlo.
- Il Fantasma del Monastero: Si racconta che le mura dell’abbazia siano abitate da uno spirito, un monaco che vaga ancora tra gli archi e i corridoi. Alcuni affermano di aver sentito il suono dei suoi passi o di aver intravisto la sua figura in abiti medievali.
- La Leggenda di San Liberatore: Secondo la tradizione, San Liberatore, il santo a cui è dedicata l’abbazia, apparve in sogno a un pastore locale e gli indicò il luogo esatto dove costruire il monastero. Da allora, il monastero è stato considerato un luogo sacro e protetto.
- Il Mistero dell’Affresco: L’affresco all’interno della cappella, raffigurante il Cristo Liberatore, è avvolto da mistero. Alcuni credono che contenga indizi segreti o messaggi nascosti. Gli studiosi hanno cercato di decifrarne il significato, ma la sua interpretazione rimane aperta a molte teorie.
Queste leggende contribuiscono al fascino e alla magia dell’Abbazia di San Liberatore, rendendola un luogo di grande interesse per i visitatori e gli studiosi. 🌟










